La guerra in Sudan e la Libia: evoluzione e vulnerabilità delle forze di Haftar

La guerra in Sudan ha accresciuto l’importanza strategica della Libia meridionale, trasformando le reti commerciali e logistiche transfrontaliere in un elemento centrale degli equilibri regionali. Per le forze di Khalifa Haftar, il coinvolgimento nel conflitto ha aperto nuove opportunità di influenza, ma ha reso più complessa la gestione dei rapporti con le formazioni locali e ha aumentato l’esposizione del territorio libico alle tensioni regionali. Dall’inizio del conflitto tra le Sudanese Armed Forces (SAF) e le Rapid Support Forces (RSF), nell’aprile 2023, la regione sudorientale della Libia è diventata uno dei principali territori di transito per i collegamenti logistici con il Sudan. Le rotte sahariane tra Kufra, il Darfur e il Ciad, da tempo utilizzate per gli scambi commerciali e gli spostamenti delle popolazioni locali, sono state progressivamente impiegate anche per il trasferimento di carburante, armamenti e combattenti. La guerra ha inoltre provocato l’arrivo di numerosi rifugiati sudanesi, aggravando le difficoltà dei servizi pubblici e delle infrastrutture nelle città libiche meridionali.

Il ruolo del territorio libico nelle reti di sostegno alle RSF è ormai ampiamente documentato. Il rapporto del Panel di esperti delle Nazioni Unite sulla Libia, pubblicato nel marzo 2026, ha ricostruito il coinvolgimento di elementi delle forze affiliate al comando militare orientale, comprese alcune formazioni operanti nell’area di Kufra, nella facilitazione dei movimenti di combattenti, armamenti e materiali destinati alle RSF. Gli esperti hanno inoltre evidenziato come queste attività abbiano prodotto conseguenze sulla sicurezza della stessa Libia, favorendo movimenti armati e scontri transfrontalieri. A rafforzare la tesi, nel settembre 2026, il rapporto della Missione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Sudan ha individuato motivi per ritenere che reti di reclutamento, intermediazione e supporto logistico operanti attraverso diversi Paesi, compresa la Libia sudorientale, abbiano contribuito al trasferimento di personale e materiali verso le RSF. Il coinvolgimento delle reti libiche nel conflitto sudanese assume particolare rilevanza anche per gli equilibri interni della struttura militare della Libia orientale. L’espansione delle attività logistiche attraverso Kufra ha accresciuto il peso delle formazioni che controllano i collegamenti con il Sudan, mentre i vertici militari di Haftar hanno avviato una riorganizzazione delle proprie unità nel Sud. L’interazione tra questi processi riflette le tensioni tra il progressivo rafforzamento delle forze di Haftar e la persistente dipendenza dalle reti economiche e territoriali sulle quali continua a poggiare il controllo della Libia meridionale.

Immagine di copertina, realizzata con AI.

Un sistema di potere precedente alla guerra

Le economie transfrontaliere della Libia meridionale precedono di molto lo scoppio della guerra sudanese. I collegamenti tra Kufra, il Ciad settentrionale e il Sudan occidentale hanno storicamente alimentato scambi commerciali, movimenti di popolazione e relazioni tra comunità distribuite lungo i confini. Queste reti hanno attraversato profonde trasformazioni durante il regime di Muammar Gheddafi e, soprattutto, dopo il suo rovesciamento nel 2011, quando la frammentazione dell’autorità statale ha ampliato gli spazi di intervento delle formazioni armate locali. Kufra occupa una posizione centrale nelle economie transfrontaliere del Sahara, dove il controllo dei corridoi commerciali costituisce da tempo una componente essenziale del potere locale. La gestione degli itinerari consente alle formazioni armate di regolare l’accesso ai mercati, imporre prelievi sui transiti e influenzare i rapporti tra le comunità presenti lungo le frontiere. Le rotte commerciali rappresentano quindi anche uno strumento attraverso il quale si consolidano alleanze, si distribuiscono risorse e si esercita l’autorità sul territorio.

In questo contesto si è affermata Subul al-Salam, formazione armata di matrice salafita-madkhalita, radicata nell’area di Kufra, legata prevalentemente alla comunità araba Zway e successivamente integrata nell’apparato militare orientale. Dopo gli scontri tra comunità arabe e Tebu seguiti alla caduta di Gheddafi, il gruppo ha progressivamente consolidato il proprio controllo sui principali collegamenti commerciali con il Sudan e il Ciad. Attraverso pattugliamenti, autorizzazioni e prelievi sui transiti, Subul al-Salam ha acquisito un’influenza significativa sulle attività economiche della regione.

La gestione delle rotte si intreccia con gli equilibri tra le comunità locali: gli itinerari utilizzati dai commercianti Tebu e quelli privilegiati dalle reti legate agli Zway e agli Zaghawa ciadiani rispondono a rapporti di forza e alleanze differenti. La possibilità di favorire determinati collegamenti, limitare l’accesso ad altri e intervenire sulla circolazione delle merci attribuisce alle formazioni armate un potere che va oltre il presidio militare delle frontiere.

L’espansione delle forze di Haftar nella Libia meridionale, soprattutto tra il 2019 e il 2021, si è innestata su questo sistema di potere locale. Il dispiegamento di unità meglio equipaggiate e l’integrazione di alcune formazioni armate nella struttura orientale hanno consentito di estendere il controllo militare su importanti porzioni del territorio. La gestione dei collegamenti sahariani è però rimasta largamente affidata a gruppi che disponevano delle relazioni comunitarie e delle conoscenze necessarie per operare lungo le frontiere. Per l’Esercito nazionale libico (ENL) di Haftar, il ricorso a queste formazioni ha rappresentato una soluzione funzionale all’espansione territoriale. Infatti, ha permesso di consolidare la presenza militare senza sostituire completamente le strutture locali di potere. L’affiliazione al sistema haftariano ha garantito ai gruppi coinvolti risorse e riconoscimento, lasciando loro margini di iniziativa nella gestione delle attività economiche.

Forze militari libiche. Fonte: Awsat

Dalla frontiera commerciale alla retrovia militare

Già alla fine del 2022, prima dello scoppio della guerra sudanese, le rotte che attraversavano la Libia sudorientale erano utilizzate per trasferire quantità crescenti di carburante sovvenzionato verso il Sudan. Parte di questi movimenti avveniva attraverso autorizzazioni rilasciate da strutture militari affiliate alle forze militari di Haftar, che consentivano il trasporto di carburante formalmente destinato a esigenze militari. Con l’inizio della guerra, nell’aprile 2023, queste reti commerciali hanno assunto un’importanza crescente per il rifornimento delle RSF nel Darfur. Nelle prime fasi anche alcuni trasportatori civili di Kufra avrebbero partecipato ai trasferimenti di carburante, operando attraverso sistemi di autorizzazione e prelievo gestiti dalle formazioni armate lungo le rotte. Dalla metà del 2024, tuttavia, Subul al-Salam avrebbe progressivamente limitato la partecipazione degli operatori civili, mentre i trasferimenti riconducibili ai comandanti del gruppo e alle forze orientali sarebbero proseguiti.

Il rapporto ONU del marzo 2026 ha documentato il coinvolgimento di elementi delle forze orientali nel coordinamento dei traffici di carburante lungo le frontiere meridionali. Tra le attività individuate figura anche la deviazione verso circuiti illeciti di prodotti petroliferi destinati alla produzione elettrica, con ripercussioni sulle entrate pubbliche libiche. Il fenomeno coinvolge diverse reti e destinazioni e non può essere ricondotto interamente ai rifornimenti delle RSF. Le rotte di approvvigionamento non sono tuttavia rimaste immutate nel corso del conflitto: il progressivo spostamento dei collegamenti logistici tra Kufra, Amdjarass e Ma’aten al-Sarah ha accompagnato l’evoluzione delle operazioni militari e delle condizioni di sicurezza lungo le frontiere. La riattivazione di quest’ultima infrastruttura, nel 2024, ha contribuito alla formazione di un nuovo corridoio di rifornimento verso il Darfur, confermando la capacità delle reti transfrontaliere di adattarsi alle trasformazioni del conflitto.

La trasformazione più significativa riguarda però la dimensione militare. Il Panel ha documentato il ruolo di Subul al-Salam nella facilitazione dei trasferimenti di combattenti, equipaggiamenti e materiali destinati alle RSF, comprese attività connesse al transito di ex militari colombiani e all’utilizzo di infrastrutture nell’area di Kufra. Nel giugno 2025, secondo gli esperti, nonostante le smentite da parte delle autorità militari libiche, elementi della formazione hanno inoltre sostenuto operazioni delle RSF nell’area di Gabal El Uweinat, nel settore di frontiera tra Libia, Sudan ed Egitto.

I risultati onusiani sono stati affiancati da indagini giornalistiche indipendenti. Nel dicembre 2025, Reuters ha ricostruito il ruolo dell’aeroporto di Kufra attraverso testimonianze di funzionari militari, diplomatici e dell’intelligence, evidenziandone l’importanza per i collegamenti logistici delle RSF. Nel giugno 2026, Lighthouse Reports ha approfondito la presenza di strutture di addestramento e supporto nell’Est libico attraverso testimonianze, immagini satellitari e ulteriori verifiche investigative. Un ulteriore elemento sulla dimensione raggiunta dai collegamenti logistici emerge da un’inchiesta di Radio France Internationale (RFI), pubblicata nel novembre del 2025: i sistemi di monitoraggio dei voli avrebbero registrato circa 600 collegamenti aerei tra Abu Dhabi e Kufra nell’arco di sei mesi, effettuati prevalentemente con velivoli da trasporto militare. L’inchiesta collega questi movimenti alle reti di approvvigionamento delle RSF, pur senza consentire di verificare autonomamente la natura dei carichi trasportati su ciascun volo. Detto ciò, il dato contribuisce a delineare la crescente importanza delle infrastrutture aeroportuali della Libia sudorientale, mostrando come il loro utilizzo nel conflitto sudanese possa accrescere il valore strategico di Kufra e, al tempo stesso, la sua esposizione alle dinamiche militari regionali.

Tale evoluzione non deve però essere interpretata come un sostegno uniforme e immutabile delle forze orientali alle RSF. Già il rapporto ONU del dicembre 2024 aveva documentato il passaggio attraverso la Libia di rifornimenti destinati a entrambe le parti sudanesi, pur evidenziando maggiori benefici per le RSF. Lo stesso documento segnalava iniziative volte a interrompere alcune rotte di approvvigionamento quando l’intensificazione degli scontri aveva accresciuto i rischi per la sicurezza libica. Questa variabilità delle relazioni rende necessario distinguere tra il ruolo delle singole formazioni, gli interessi dei loro comandanti e le decisioni del vertice militare orientale.

Difatti, la guerra sudanese ha aumentato il valore economico e strategico delle rotte controllate dalle formazioni armate della Libia sudorientale. Il progressivo ridimensionamento degli operatori civili nei traffici di carburante suggerisce inoltre una maggiore concentrazione delle attività nelle mani dei gruppi militarmente più forti. Per il comando orientale, il controllo di queste reti assume quindi una rilevanza che va oltre la gestione delle frontiere: riguarda l’accesso alle risorse, i rapporti con gli interlocutori regionali e la distribuzione del potere all’interno dello stesso schieramento haftariano.

Il dilemma di Haftar: centralizzazione militare e autonomia locale

La guerra sudanese si è sviluppata mentre l’apparato militare di Haftar avviava una riorganizzazione del proprio dispositivo nella Libia meridionale. Tra gli interventi più significativi, il Panel di esperti delle Nazioni Unite ha segnalato il ridimensionamento della 128ª Brigata, guidata da Hassan al-Zadma, e il rafforzamento delle unità più direttamente riconducibili a Saddam Haftar.

La riorganizzazione della 128ª Brigata, avviata nel gennaio 2025, rispondeva alla volontà dei vertici orientali di ridimensionare l’influenza acquisita da Hassan al-Zadma. Questo ha rappresentato un passaggio significativo nel processo di consolidamento delle forze di Haftar, attraverso il quale il vertice militare ha progressivamente cercato di subordinare i comandanti territoriali a strutture di controllo più centralizzate. L’autonomia economica acquisita da al-Zadma, anche attraverso il controllo dei posti di blocco e delle attività commerciali e illecite nel Sud, aveva infatti contribuito a rafforzarne la posizione all’interno dello stesso schieramento orientale. Il comandante aveva costruito una propria rete di relazioni tribali, militari ed economiche, mantenendo un elevato grado di autonomia operativa e contatti diretti con interlocutori stranieri. Il passaggio delle aree precedentemente sottoposte al suo controllo a unità riconducibili a Saddam Haftar ha quindi interessato anche la gestione di territori e attività strategiche, comprese quelle legate ai traffici transfrontalieri. Il riassetto ha interessato anche altre componenti del dispositivo meridionale: nel novembre 2025, il comando orientale ha disposto la trasformazione della 173ª Brigata di Ubari in brigata commando, mentre nel marzo 2026 è intervenuto sulla catena di comando della Regione militare meridionale, sostituendo Mabrouk Sahban con Ahmed Salim Attiyallah. Si tratta, evidentemente, di interventi differenti, che testimoniano tuttavia una più ampia ridefinizione degli assetti militari nel Fezzan.

Al contempo, nell’area di Kufra, Subul al-Salam ha consolidato il proprio ruolo nella gestione dei collegamenti logistici con il Sudan, guadagnando peso all’interno del dispositivo militare orientale. Questa espansione ha però alimentato le preoccupazioni dei vertici dell’ENL per l’autonomia della formazione. Secondo l’ONU, Subul al-Salam aveva consolidato un controllo di fatto sui corridoi di approvvigionamento e sulle infrastrutture nell’area di Kufra. In questo contesto, nel dicembre 2025 il comando orientale ha dispiegato a Kufra elementi della 166ª Brigata e dell’87° Battaglione, unità direttamente riconducibili a Saddam Haftar, con l’obiettivo di tenere sotto un controllo più stretto le attività strategiche e le rotte transfrontaliere.

Il rapporto tra Saddam Haftar e Subul al-Salam non si esaurisce però in questa dinamica di contenimento. Già nelle prime fasi della guerra in Sudan, Saddam aveva cercato di assumere una supervisione più diretta sulle attività della formazione e sui rifornimenti destinati alle RSF, rafforzando la presenza delle unità a lui fedeli nell’area di Kufra. La crescente importanza dei collegamenti logistici verso il Darfur ha quindi reso Subul al-Salam al tempo stesso una risorsa operativa per il comando orientale e una formazione la cui autonomia richiedeva, nella prospettiva degli Haftar, un controllo più stretto.

In questo quadro si colloca anche la riorganizzazione del febbraio 2026, quando Khalifa Haftar ha disposto lo scioglimento formale del battaglione Subul al-Salam e la sua trasformazione in brigata di fanteria leggera, trasferendo alla nuova struttura personale, armamenti e mezzi. Il provvedimento ha ridefinito l’inquadramento della formazione all’interno dell’apparato militare orientale, senza però chiarire quanta autonomia operativa le sia davvero rimasta.

Il confronto con Hassan al-Zadma permette di cogliere le differenti modalità attraverso le quali il comando orientale interviene sugli equilibri militari del Sud. Nel caso della 128ª Brigata, il ridimensionamento del comandante e la redistribuzione delle aree sotto il suo controllo hanno comportato un intervento diretto sulle reti di potere territoriali. Nel caso di Subul al-Salam, invece, il comando ha cercato di rafforzare la supervisione su una formazione divenuta strategica per i collegamenti con il Sudan, senza procedere al suo smantellamento operativo. La centralizzazione militare non si traduce dunque necessariamente nella sostituzione delle formazioni locali, ma può passare attraverso il loro reinquadramento e la presenza di unità direttamente fedeli ai vertici dell’ENL. Rimane tuttavia aperta la questione del controllo effettivo delle attività transfrontaliere. Le forze di Saddam Haftar possono rafforzare la propria presenza nelle infrastrutture strategiche e intervenire sulle catene di comando, ma continuano a dipendere dalle conoscenze territoriali e dalle relazioni comunitarie delle formazioni locali. Nel caso di Subul al-Salam, il conflitto in Sudan ha accresciuto il valore di queste competenze, rendendo più complesso il rapporto tra subordinazione militare, autonomia operativa e gestione delle risorse economiche.

Saddam Haftar. Fonte: Libya Update

La sicurezza delle frontiere e le contraddizioni della proiezione regionale

Nel novembre 2025, l’ENL e le autorità militari ciadiane hanno annunciato la costituzione di un dispositivo congiunto per la sicurezza delle frontiere, attribuendo un ruolo operativo a Subul al-Salam. L’iniziativa mirava a rafforzare il controllo di un’area attraversata da traffici commerciali, movimenti di gruppi armati e collegamenti transfrontalieri. La cooperazione ha avuto conseguenze anche sulla circolazione delle merci: le autorità coinvolte hanno modificato gli itinerari commerciali, privilegiando il passaggio attraverso Amdjarass rispetto a quello di Ounianga Kebir. La scelta ha favorito le reti collegate alle aree a prevalenza Zaghawa, mentre i commercianti Tebu, tradizionalmente attivi lungo il corridoio di Ounianga, si sono trovati a percorrere itinerari più lunghi. In tal senso, è evidente come le decisioni assunte in materia di sicurezza possano incidere sugli equilibri economici locali. La scelta dei valichi e degli itinerari autorizzati determina quali operatori possono accedere più facilmente ai mercati e quali comunità finiscono per sostenere costi maggiori. Inoltre, per Subul al-Salam, il coinvolgimento nella gestione della frontiera rafforza una posizione già consolidata attraverso il controllo dei collegamenti con il Sudan.

La cooperazione con il Ciad offre alle forze militari libiche anche un’occasione di accreditamento politico. Attraverso accordi di sicurezza e operazioni congiunte, le forze di Haftar assumono nei rapporti con gli Stati confinanti funzioni normalmente esercitate dalle autorità statali, pur in un Paese ancora diviso sul piano istituzionale. Il ruolo di Saddam Haftar, sotto la cui direzione è stata promossa la costituzione del dispositivo congiunto, conferma la crescente centralità del figlio di Khalifa nella gestione delle relazioni militari regionali. La sicurezza delle frontiere diventa così uno strumento attraverso cui il comando orientale consolida la propria posizione di interlocutore per i Paesi vicini, indipendentemente dagli sviluppi del processo politico nazionale. Questa crescente rilevanza regionale si inserisce inoltre nella competizione tra gli attori esterni coinvolti nella crisi sudanese: il controllo dei corridoi logistici verso il Darfur attribuisce alle forze di Haftar un ulteriore strumento di influenza nei rapporti con gli interlocutori del Golfo, accrescendone al tempo stesso l’esposizione alle loro rivalità.

A questa dimensione geopolitica si aggiungono i rischi direttamente connessi alla guerra sudanese. Secondo il Panel ONU, nella prima metà di novembre 2025 le Forze armate sudanesi hanno condotto attacchi aerei contro convogli di veicoli e combattenti stranieri presenti in territorio libico, nel tentativo di interrompere i collegamenti logistici delle RSF. Le tensioni sono emerse anche sul piano diplomatico: nel giugno 2026, il rappresentante sudanese presso le Nazioni Unite ha denunciato nuovamente l’utilizzo di infrastrutture portuali, aeroportuali e terrestri della Libia orientale per il rifornimento delle RSF. Gli attacchi e le accuse sudanesi mostrano come il coinvolgimento nel conflitto possa compromettere la sicurezza delle aree di frontiera e alimentare le tensioni nei rapporti con Khartum.

La cooperazione con il Ciad e i collegamenti logistici con il Sudan assumono così un significato più ampio per la strategia regionale del comando orientale. Gli accordi di sicurezza consentono alle forze di Haftar di consolidare il proprio ruolo di interlocutore militare per gli Stati confinanti, mentre le attività delle formazioni affiliate rischiano di coinvolgere direttamente il territorio libico nelle ostilità sudanesi. Per i vertici dell’ENL, la gestione delle frontiere diventa quindi anche una questione di equilibrio tra gli interessi economici e militari delle reti locali e la necessità di preservare i rapporti con i Paesi vicini.

Aeroporto di Kufra. Fonte: Simflight

Le ricadute sulle comunità locali: opportunità economiche e pressione umanitaria

La guerra sudanese ha provocato un consistente afflusso di persone in fuga dalle violenze, molte delle quali hanno raggiunto Kufra prima di proseguire verso altre località libiche. Secondo il Piano regionale di risposta dell’UNHCR per il 2026, circa l’82% degli arrivi sudanesi in Libia transitava attraverso Kufra, dove veniva stimata la presenza di 40.000-45.000 rifugiati. Il documento prevedeva inoltre che la popolazione rifugiata sudanese presente in Libia, comprendente anche coloro che vi risiedevano prima dell’inizio del conflitto, potesse raggiungere le 596.000 persone entro la fine del 2026.

L’arrivo dei rifugiati ha aggravato le difficoltà di Kufra, dove le infrastrutture e i servizi pubblici erano già insufficienti rispetto alle esigenze della popolazione. Le criticità riguardano soprattutto l’assistenza sanitaria, l’approvvigionamento idrico, le abitazioni e l’accesso all’istruzione. Durante una visita nell’ottobre 2026, una delegazione dell’UNSMIL guidata dalla vice rappresentante speciale del Segretario generale, Ulrika Richardson, ha incontrato le autorità municipali e gli operatori locali, richiamando l’attenzione sulla necessità di rafforzare i servizi essenziali e le capacità amministrative della città. La pressione esercitata dagli arrivi si inserisce quindi in una situazione di fragilità strutturale che precede la guerra sudanese. Alle difficoltà dei servizi si aggiungono gli ostacoli amministrativi. Secondo un aggiornamento operativo UNHCR del febbraio 2026, a Kufra il costo di 500 dinari libici per ottenere il documento di registrazione, insieme ai requisiti documentali richiesti, rendeva difficile per molte persone regolarizzare la propria posizione e accedere ai servizi.

Le conseguenze della crisi non riguardano soltanto Kufra. Infatti, nel Fezzan, i rifugiati sudanesi raggiungono la Libia anche attraverso il Ciad e il Niger, seguendo itinerari che interessano località come al-Qatrun, Murzuq e Sebha. Le condizioni di accoglienza e le modalità di intervento delle autorità variano sensibilmente rispetto a Kufra. L’UNHCR ha documentato, ad esempio, un’operazione condotta il 3 febbraio 2026 a Sebha, durante la quale circa 1.350 rifugiati sudanesi furono arrestati e trasferiti in diversi centri di detenzione, prima di successivi rilasci parziali. Più recentemente, il 15 settembre 2026, le autorità di Kufra hanno annunciato il rimpatrio di 174 cittadini sudanesi, nell’ambito delle operazioni di contrasto all’immigrazione irregolare. Tuttavia, la risposta all’arrivo dei rifugiati sudanesi non può essere ricondotta esclusivamente all’azione delle autorità o delle formazioni armate. Le testimonianze raccolte sul campo descrivono forme di solidarietà sviluppatesi parallelamente agli interventi delle organizzazioni umanitarie, in un contesto caratterizzato dalla scarsità delle risorse e dalla pressione sui servizi pubblici.

L’espansione dei traffici e delle attività logistiche legate alla guerra sudanese ha accresciuto il valore economico dei collegamenti transfrontalieri, ma i benefici rimangono concentrati nelle reti che controllano autorizzazioni, trasporti e accesso alle rotte commerciali. Per le comunità locali, l’aumento dell’importanza strategica della regione si accompagna invece a una pressione crescente sui servizi e sulle risorse disponibili. Questa situazione pone un problema anche per l’ENL, che negli ultimi anni ha esteso la propria presenza militare nel Sud. Il controllo delle infrastrutture e delle principali vie di comunicazione consente alle forze di Haftar di esercitare un’influenza significativa sul territorio, ma la gestione delle conseguenze sociali della guerra richiede capacità amministrative e investimenti che l’apparato militare, da solo, non può garantire. Le condizioni di Kufra mostrano così uno dei limiti del consolidamento haftariano: la crescente importanza della regione negli equilibri militari e commerciali non si è accompagnata a un analogo rafforzamento dei servizi pubblici e delle strutture amministrative locali.

Migranti sudanesi espulsi da Kufra, 15 settembre 2026. Fonte: LANA

Conclusioni: il conflitto in Sudan e gli equilibri del potere nella Libia orientale

La guerra in Sudan ha inciso sugli equilibri della Libia meridionale, aumentando il valore strategico delle rotte commerciali e delle infrastrutture utilizzate per i collegamenti con il Darfur. Le formazioni armate che controllano questi corridoi hanno acquisito nuove opportunità economiche e una maggiore rilevanza operativa, mentre il comando orientale ha cercato di rafforzare la propria supervisione militare sul territorio. I due processi si intrecciano soprattutto nell’area di Kufra, dove il ruolo assunto da Subul al-Salam nelle reti logistiche del conflitto pone al centro la questione dei rapporti tra le forze di Haftar e gli attori locali da cui dipende il controllo effettivo delle frontiere.

Il rafforzamento di Saddam Haftar nella Libia meridionale si inserisce in questa trasformazione.  La riorganizzazione delle unità militari riflette la volontà dei vertici orientali di rafforzare il controllo sull’apparato militare e sulla gestione delle risorse strategiche, attraverso interventi che hanno inciso in maniera differente sugli equilibri tra comando centrale e formazioni territoriali. Il controllo delle rotte sahariane continua tuttavia a dipendere da relazioni economiche, comunitarie e operative che non possono essere sostituite attraverso il solo dispiegamento di nuove unità. La guerra sudanese ha inoltre accresciuto l’esposizione delle regioni di frontiera alle tensioni regionali, mentre l’afflusso di rifugiati ha aggravato le difficoltà amministrative e sociali di territori già caratterizzati da servizi pubblici insufficienti. Per il sistema di potere costruito da Khalifa Haftar, la questione riguarda quindi la capacità di trasformare una presenza militare sempre più estesa in un controllo stabile delle attività economiche e degli equilibri locali.

Tali dinamiche si inseriscono nella persistente frammentazione istituzionale libica. Il Governo di unità nazionale, guidato da Abdulhamid Dbeibah, privo di un controllo effettivo sulle regioni sudorientali, ha preso le distanze dal coinvolgimento di formazioni armate libiche nel conflitto sudanese. In passato, il Ministero degli Esteri di Tripoli ha respinto qualsiasi responsabilità delle proprie strutture militari negli scontri lungo la frontiera, ribadendo il sostegno alla sicurezza e all’integrità territoriale del Sudan. I limiti dell’autorità del governo di Tripoli e, più in generale, l’assenza di un controllo statale unitario sulle frontiere meridionali sono evidenti, mentre le forze di Haftar continuano a esercitare un’influenza militare crescente.

Per l’Italia e l’Unione europea, la crescente rilevanza della Libia meridionale richiede di considerare la sicurezza delle frontiere insieme alle economie transfrontaliere, ai rapporti tra le formazioni armate e alle conseguenze umanitarie della guerra. La cooperazione con gli interlocutori militari non può essere sconnessa dalla valutazione delle strutture di potere locali e dei limiti delle capacità amministrative. Il tallone d’Achille del “sistema Haftar” risiede proprio nello scarto tra l’espansione del controllo militare e la persistente dipendenza da reti territoriali che il comando orientale cerca di subordinare, ma che rimangono essenziali per esercitare la propria influenza nel Sud.

Mario Savina